ANTROPOCENE

Anthropocene (antropocene, epoca geologica attuale)

di Dario Zampieri

COSA SIGNIFICA

Antropocene (da Anthropos = uomo e kainos = recente) è il nome proposto per una nuova epoca geologica, quella che seguirebbe l’Olocene. Quest’ultima epoca, iniziata 11.700 anni fa con il passaggio dall’ultima glaciazione alla fase interglaciale in cui viviamo, ha visto la rapida risalita del livello marino di ben 60 metri. Con la stabilizzazione delle linee di costa, circa 8000 anni fa, Sapiens ha iniziato a praticare l’agricoltura e la pastorizia, vivendo in modo stanziale ed aumentando di numero. Ne sono seguiti la nascita delle città e di tutto ciò che intendiamo per civiltà. Sebbene la proposta dell’Antropocene venga fatta risalire all’articolo del nobel per la chimica Paul Crutzen (Nature, 2002), l’idea che l’umanità costituisca una potente forza in grado di sovrastare la Natura risale almeno al diciassettesimo secolo.

La formalizzazione di una unità del tempo geologico deve sottostare a dei rigidi criteri e deve essere approvata a larghissima maggioranza. Tra questi, un requisito fondamentale è la sincronicità di alcuni marcatori (markers) fisici o chimici rintracciabili nei sedimenti (future rocce sedimentarie) che si sono deposti in tutti gli ambienti, sui fondali oceanici, nei fanghi lacustri, nei ghiacci continentali.

L’idea di Crutzen era che l’inizio della rivoluzione industriale, circa all’inizio del diciannovesimo secolo, potesse essere una data di inizio dell’Antropocene, a causa dell’uso massiccio di combustibili fossili con la conseguente immissione in atmosfera di enormi quantità di carbonio intrappolato nelle rocce sedimentarie in centinaia di milioni di anni.

Il Gruppo di lavoro sull’Antropocene (fondato nel 2009 e composto da 35 scienziati) ha scelto però quale data di inizio il 1950. Infatti, in questa data i marcatori chimici dei radionuclidi prodotti artificialmente con le esplosioni nucleari in atmosfera son ben riconoscibili globalmente in tutti gli ambienti ed inoltre allora inizia la cosiddetta “Grande Accelerazione”, cioè l’aumento esponenziale di una serie di indicatori (inclusi la perdita di biodiversità, la concentrazione dei gas serra, l’alterazione del ciclo del carbonio, dell’azoto e del fosforo) permessa dalla straordinaria potenza ricavata dalla combustione del petrolio. La rapidissima crescita della popolazione (nel 1900 eravamo in poco più di 1,6 miliardi, attualmente quasi 8 miliardi di individui) fa si che l’umanità debba consumare quantità crescenti di energia per alimentarsi ed alimentare la “crescita” dell’economia.

Di fatto, con l’alterazione del ciclo naturale del carbonio, l’uomo ha modificato la composizione chimica dell’atmosfera facendo salire la concentrazione del biossido di carbonio (anidride carbonica) a livelli (circa 415 p.p.m.) che esistevano circa 3,5 milioni di anni fa nel Pliocene, quando però di conseguenza il livello del mare era circa 25 metri più alto. Questo è quanto inesorabilmente accadrà nel corso dei prossimi secoli, anche se potessimo smettere di usare i combustibili fossili (circa l’85% dell’energia primaria usata), in quanto lo squilibrio termico della Terra conseguente all’effetto serra (il pianeta assorbe un eccesso di circa 1,6 Watt/m2, che per gli oceani equivale ogni giorno all’energia pari a 400.000 esplosioni nucleari del tipo Hiroshima) ha innescato la fusione del permafrost, il terreno permanentemente gelato delle regioni circumpolari, sotto il quale vi sono enormi quantità di metano, un potente gas serra. Inoltre, la perdita del candido ghiaccio marino artico ha modificato l’albedo, cioè la capacità di riflessione dell’energia incidente, in quanto la superficie scura dell’oceano assorbe energia.

L’Antropocene è un predicament, cioè una situazione nuova che Homo sapiens non ha mai vissuto, una situazione spiacevole e complicata priva di soluzioni che lascino inalterati i sistemi sociali esistenti, basati sul dogma della crescita senza fine quale precondizione per il profitto. Tra le soluzioni tecnologiche proposte, come la geoingegneria (modificazione dell’atmosfera – nel link un articolo recente), la cattura alla produzione e lo stoccaggio sotterraneo dell’anidride carbonica (CCS), la produzione di bioenergia con CCS (BECCS), la sottrazione dell’anidride carbonica atmosferica e lo stoccaggio, tutte presentano dei problemi di scala che le rendono irrealizzabili nei tempi richiesti o, nel caso della prima, problemi che potrebbero peggiorare la situazione con un esperimento planetario senza possibilità di ritorno.

COSA FARE

A livello individuale, le scelte (morali) più significative che possono ridurre il nostro impatto sono: 1) avere un figlio in meno; 2) rinunciare all’automobile; 3) rinunciare ai voli; 4) passare a una dieta priva di carne. Sta crescendo la consapevolezza che il dogma della crescita senza fine, su cui si fonda il pensiero economico dominante, sia una trappola del progresso. Qualunque cosa accadrà nei prossimi 30 anni, l’economia dovrà rimanere stazionaria o più verosimilmente decrescere, come del resto sta già accadendo per certi paesi e per certe classi sociali o generazionali anche all’interno dei paesi sviluppati. Questo pone il problema della redristribuzione delle risorse e della giustizia sociale, inestricabilmente intrecciati al concetto di Antropocene. 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE IN ITALIANO

Lewis S.L., Maslin M.A., Il pianeta umano. Come abbiamo creato l’Antropocene, Einaudi, Torino 2019.

Per la prima volta nei quattro miliardi e mezzo di storia del nostro pianeta, una specie ne sta determinando il futuro. La storia, la scienza e la politica di una delle idee scientifiche più importanti del nostro tempo ricostruite da due esperti di fama mondiale. 

Wadhams P., Addio ai ghiacci. Rapporto dall’Artico. Bollati Boringhieri, Torino 2017.

Un appello accorato da parte di uno dei massimi esperti mondiali di ghiaccio marino e degli oceani polari, con oltre 50 spedizioni di ricerca sul campo, compresi 6 viaggi in sottomarino. Come le autorità politiche non hanno ancora realizzato che la scomparsa del ghiaccio marino rappresenta un enorme pericolo per l’umanità.

Tanuro D., È troppo tardi per essere pessimisti. Come fermare la catastrofe ecologica imminente. Alegre, Roma 2020.

Un progetto ecosocialista che mira ad un cambiamento di paradigma, rompendo con la logica ecocida e perversa dell’accumulazione capitalistica e con i retaggi produttivisti della stessa storia della sinistra.

Mastrojeni G., L’arca di Noè. Per salvarci tutti insieme. Chiarelettere, Milano 2014.

L’autore, diplomatico di carriera, dimostra che la corsa allo sfruttamento del territorio è un problema politico, non solo ambientale, e può essere causa di nuove guerre. Equilibrio ambientale vuol dire sviluppo (diverso) e pace.

Bonaiuti M., La grande transizione. Dal declino alla società della decrescita. Bollati Boringhieri, Torino 2013.

Attraversiamo una vera e propria crisi di sistema, al tempo stesso economica, ecologica, sociale e culturale. Il declino delle società capitalistiche avanzate è un fatto paradossalmente beneaugurante. Resilienza non è insistere nella crescita a tutti costi, ma ritessitura delle relazioni umane in uno spazio di prossimità e in una dimensione di reciprocità.

Simonetta J., Pardi L., Picco per capre. Capire, cercando di cavarsela, la triplice crisi: economica, energetica ed ecologica. Lu:Ce edizioni, Massa 2018.

Un libro per persone che hanno voglia di capire cose di cui sentono parlare (cambiamento climatico, crisi ecologica, picco del petrolio, limiti della crescita, ecc.) e di cui intuiscono l’importanza, ma che non hanno né gli strumenti né il tempo per affrontarle su testi tecnici.

Oreskes N., Conway E., Il crollo della civiltà occidentale. Una storia del futuro. Piano B edizioni, Prato 2015.

Una scifi da parte di due illustri storici della Scienza (Harward University e NASA). “Per lo storico che studia questo periodo tragico della storia umana, il fatto più sorprendente è che le vittime sapevano cosa stava accadendo e perché stava accadendo”. Ciò che potrebbe succedere se non invertiamo subito la rotta e ripensiamo il nostro rapporto con l’unico pianeta che abbiamo.

Zampieri D., Una valle nell’Antropocene. L’uomo come agente geologico nella Val d’Astico. Nordest, Nuova serie, Cierre ed., Caselle di Sommacampagna (Vr), 2019.

Si può comprendere la vastità dei problemi ambientali globali anche partendo da una prospettiva locale: la geologia di una valle prealpina catapultata dal tempo profondo alle rapide trasformazioni dell’Antropocene, dove le attività umane sono diventate le più invasive forze di trasformazione e predazione del territorio.

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consegna scritta da Dario Zampieri a seguito dell’incontro del 10 giugno 2021

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Verificata da Redazione LPDE
prima pubblicazione 3 LUGLIO 2021
possibili aggiornamenti // a seguire

Immagine Cover di Sfefano Zattera, tratta da IL BUCO NOIR.

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DARIO ZAMPIERI è professore di Geologia strutturale e Rilevamento geologico all’Uni­versità degli Studi di Padova. È autore di numerose pubblicazioni su idrogeologia carsica, cartografia geologica, tettonica fragile, frane in roccia, geotermalismo, geodinamica della placca Adria, evoluzione geologica delle Alpi Meridionali. Sensibile ai temi della difesa del territorio dove vive, è in prima linea su molte questioni territoriali del Veneto, tra cui la Superstrada Pedemontana Veneta, il prolungamento della Valdastico Nord A31, il disastro ambientale PFAS che ha colpito le province di Verona, Vicenza, Padova, Venezia. Sui temi di questa “consegna” ha scritto recentemente Una valle nell’Antropocene e fa parte del Comitato di Redazione Interdisciplinare di PFAS.land – Informazione e azione contro i crimini ambientali e l’ingiustizia sociale, oltre che essere Presidente di ASPO-Italia.

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